Psicologia

Un’opera completa per capire se stessi e gli altri.

Il Sole 24 ORE presenta Psicologia, una straordinaria collana in dodici volumi per conoscere e approfondire l’affascinante mondo della psicologia.
Un’opera completa per esplorare i misteri della mente umana, scoprire il funzionamento della memoria e dell’intelligenza, analizzare la complessità delle emozioni e dei sentimenti.

In edicola da Giovedì 15 Ottobre 2009 con Il Sole 24 ORE a sole 9,90€*

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Piano dell'opera

uscita 1 15/10/2009 Luciano Mecacci - Teorie e scuole di pensiero (parte I)
uscita 2 22/10/2009 Luciano Mecacci - Teorie e scuole di pensiero (parte II)
uscita 3 29/10/2009 Paolo Legrenzi - Come funziona la mente
uscita 4 5/11/2009 Costanza Papagno - Come funziona la memoria
uscita 5 12/11/2009 Alberto Oliverio - Introduzione alle neuroscienze
uscita 6 19/11/2009 Dylan Evans - Emozioni. La scienza del sentimento
uscita 7 26/11/2009 Luigi Anolli - La mente multiculturale
uscita 8 3/12/2009 Luciano Mecacci - Fondamenti di psicologia
uscita 9 10/12/2009 Paola Bressan - Il colore della luna. Come vediamo e perché
uscita 10 17/12/2009 Piero Bocchiaro - Psicologia del male
uscita 11 24/12/2009 Uta Frith - L'autismo. Spiegazione di un enigma
uscita 12 31/12/2009 Tallis - La testa: funzioni, segreti, enigmi.

 

 

Info e Arretrati

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Prefazioni

Uscita 1

Piccola storia della psicologia in forma di dialogo

di Paolo Legrenzi e Armando Massarenti

(Le prefazioni ai volumi di questa collana sono dei piccoli dialoghi tra uno psicologo e un filosofo scritti da Paolo Legrenzi e Armando Massarenti)

PHILO Ma che storia è questa?
PSYCHO Una storia della psicologia, mi pare evidente, raccontata, come dice il sottotitolo, attraverso le teorie e le scuole di pensiero.
PHILO Non sono mica orbo. La mia domanda ha un sfumatura diversa: che tipo di storia ne vien fuori? A me pare una via di mezzo tra una storia della filosofia e una della fisica.
PSYCHO Una via di mezzo? Non ti seguo.
PHILO La storia della fisica è una storia di continui progressi. Gli scienziati interrogano la natura tramite esperimenti. La montagna delle conoscenze diventa sempre un po’ più alta, ma cresce molto più svelta la montagna degli scarti, di quello che è stato definitivamente rifiutato. Anche se ogni tanto ci sono delle rivoluzioni che sembrano sconvolgere tutto, e in parte lo fanno, in realtà la conoscenza cresce in maniera cumulativa.
PSYCHO E invece, mi vuoi dire, nella filosofia il tasso di crescita delle due montagne è opposto. Cresce quella fatta delle scorie, di ciò che è definitivamente respinto, ma aumenta ancor più la montagna fatta di scuole, sistemi, dibattiti, che si affiancano gli uni agli altri.
PHILO Infatti. Qui però il problema è più complicato perché la storia della psicologia è in realtà un intreccio di tante storie. Talvolta dialogano e talaltra s’ignorano. La psicoanalisi scopre l’inconscio, nel frattempo gli psicologi nelle università decidono che la psicologia deve occuparsi solo di ciò che è osservabile dall’esterno e misurabile. Contano solo i "comportamenti" esteriori che io posso vedere.
PSYCHO Sì, poi però, mezzo secolo dopo, la psicologia sperimentale si accorge che nella mente i processi inconsci sono molto più diffusi di quanto non pensasse lo stesso fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud. Tutto quel che facciamo senza pensarci, ad esempio parlare e ascoltare, è governato da regole complicate, che non affiorano alla coscienza. A volte, nelle nostre attività quotidiane, sembriamo un po’ degli zombie!
PHILO È così che psicoanalisi e psicologia cognitiva hanno finito per avvicinarsi e forse anche per intrecciare le loro storie.
PSYCHO Sì, ma la cassetta degli attrezzi, quella con gli strumenti di lavoro, continua a dividerle. Anche perché il metodo sperimentale oggi si occupa di aree che un tempo considerava inesplorabili.
PHILO Ecco che storia è. Si nutre del fatto che la psicologia come scienza non la si può capire se non se ne racconta, appunto, la storia. Ed è una disciplina che più di altre è stata influenzata da ciò che le capitava intorno: l’automazione, prima, e poi la nascita del computer, della rete, le tecnologie che mostrano il cervello mentre lavora, la robotica, gli psicofarmaci e tante altre cose.
PSYCHO Forse è anche per questo che, per quanto strana, è una storia che ci riguarda tutti da vicino, ed è una delle più belle che si possano raccontare.

 

Uscita 2

La mente non è una scatola nera

di Paolo Legrenzi Armando Massarenti

(I volumi di questa collana sono preceduti da piccoli dialoghi tra uno psicologo e un filosofo, scritti da Paolo Legrenzi e Armando Massarenti)

Philo –  Questa storia finisce con una gran bella Rivoluzione americana.
Psycho – Perché americana?
Philo – Non è negli Stati Uniti che la svolta cognitivista ha ridimensionato il comportamentismo, quel movimento di cui parlava la prima parte di questa storia, che voleva circoscrivere il perimetro della psicologia soltanto ai comportamenti osservabili dall’esterno e misurabili? Se la mente non è più una scatola nera, come presupponevano i comportamentisti, è perché una cinquantina di anni fa molti psicologi hanno cominciato a guardarci dentro, trovando sempre più cose sorprendenti. E il centro della rivoluzione delle scienze cognitive è là, negli Stati Uniti, anche se ha propaggini un po’ ovunque nel mondo. Non è così?
Psycho – Sì ma questa storia ci fa anche vedere che tutto ciò era stato anticipato in Europa. Sono il francese Binet, il russo Vygotskij, l’inglese Bartlett a studiare i processi di pensiero. E che dire di una figura come Piaget, lo studioso ginevrino che, a partire dagli anni Trenta,  fa le prime osservazioni sistematiche sullo sviluppo mentale dei bambini?
Philo – Hai ragione. Non ci avevo pensato. Ma forse c’è una ragione per questa mia dimenticanza.  Piaget è un gigante, ma con un limite. Il metodo che usa è un miscuglio tra l’osservazione sistematica – come quella degli etologi che studiano il comportamento degli animali nei loro ambienti di vita – ed il colloquio clinico, un po’ come in psicoanalisi.
Psycho – Sì e questo conduce a una serie di errori. Piaget considera lo sviluppo come una serie di fasi da attraversare per il raggiungimento di una maturità in cui l’adulto si comporta da scienziato quotidiano. Dovrebbe fare inferenze come un logico, calcoli come un matematico, affrontare il rischio come un assicuratore e vedere il mondo come ci dice la fisica. Ma la realtà è piuttosto diversa. Che ci piaccia o no, la nostra realtà e in nostri ragionamenti quotidiani non obbediscono alla logica delle scienze.  Gli  oggetti appaiono e si muovono seguendo quella che viene chiamata “fisica ingenua”, che dà ragione in molti casi a d Aristotele. Ed esiste anche una sorta di “pensiero ingenuo” che funziona a modo suo.
Philo – E il bello che tutto questo è diventato a sua volta oggetto di indagine scientifica. Nelle  scienze cognitive la mente dell’uomo è studiata da più punti di vista: le neuroscienze, la psicologia sperimentale, i modelli simulativi resi possibili dalle scienze dell’informazione. Persino gli economisti, contaminati dagli psicologi, si sono messi a fare esperimenti e a mettere in discussione l’homo oeconomicus.
Psycho – Il cervello umano, come i nostri sensi, è il frutto dell’evoluzione in ambienti molto diversi da quelli odierni. Non siamo diversi, dal punto di vista cognitivo, dai nostri antenati cacciatori-raccoglitori.  E’ per questo che l’uomo in carne ed ossa non riesce sempre a raggiungere quella razionalità angelica e pura che, a tavolino, potremmo aspettarci da lui.

 

Uscita 3

Menti che sbagliano   

di Paolo Legrenzi e Armando Massarenti

(I volumi di questa collana sono preceduti da piccoli dialoghi tra uno psicologo e un filosofo, scritti da Paolo Legrenzi e Armando Massarenti)

Philo - Gli psicologi sperimentali inventano giochetti ed enigmi con cui mettere in difficoltà le persone. È quello che una volta facevano i filosofi. A partire dagli scettici e, prima di loro, da Socrate, che non a caso era soprannominato il "tafano".
Psycho - Benvengano i tafani, che confondendoci  rivelano i meccanismi della nostra mente. Ci propongono problemi apparentemente semplici, ma in realtà molto insidiosi. Ad esempio, provate a indovinare la regola che ha prodotto la semplice tripletta "2  4  6". Potreste procedere per prove ed errori: inventare altre triplette (che so "3 5 7") e chiedete caso per caso le la vostra nuova tripletta è un’applicazione della regola che avevate immaginato. Se avevate pensato «serie dei numeri pari» e vi si dice che 3 5 7 rispetta la regola significa che la vostra intuizione era sbagliata. La cosa più razionale da fare è proprio questa: cercare esempi negativi che la falsificano. Facendo così si può arrivare alla soluzione in poche mosse. Ma la cosa interessante, dimostrata dagli esperimenti, è che noi umani abbiamo una irresistibile tendenza a inventare esempi positivi, cercando "conferme" della regola. Così però non arriveremo mai a una conclusione. Provare per credere!
Philo - Insomma, noi non siamo per nulla dei seguaci spontanei di Karl Popper, che ci ha ricordato il ruolo della confutazione nella scoperta scientifica.
Psycho - Sì, e più in generale, possiamo ben dire che sono spesso più interessanti le illusioni, gli errori sistematici, i vicoli ciechi, insomma quella sorte di tunnel mentali in cui tutti - indipendentemente da sesso, cultura e ceto sociale - incappano inesorabilmente.
Philo - In altre parole, le illusioni nella percezione e le difficoltà sistematiche nel pensiero illuminano il funzionamento normale della mente umana.
Psycho - Proprio così. 
Philo - Ho l’impressione che potrebbero illuminare anche la «psicologia delle menti associate», come Carlo Cattaneo chiamava l’ingegno collettivo, e anche l'imprenditorialità che, a suoi tempi, si affacciava in terra lombarda. O per dirla all’antica, l’uomo come animale sociale di Aristotele.
Psycho - Certo, anche in questo ambito sono più interessanti i fallimenti: l’omertà, la violenza, lo sfruttamento, il conflitto, le difficoltà della cooperazione.
Philo - Un altro modo per dire, con Sartre, che l’"inferno sono gli altri".
Psycho - Beh, talvolta sono il paradiso, almeno nel migliore dei mondi possibili. E tuttavia gli esperimenti, ancora una volta, stabiliscono non solo il confine tra inferno e paradiso, ma spiegano perché la stessa persona, al semplice variare delle circostanze, possa passare così facilmente dall’uno all’altro.